Quando ho cominciato a scrivere ‘Come pesciolini senz’acqua’ mi sono chiesto più volte quale fosse il modo migliore per rappresentare visivamente le parole di Oreste Nosari, e farle arrivare ai giovani come un messaggio di speranza, di coraggio.

In mio soccorso è venuto un ricordo, in un intervista al maestro Ermanno Olmi in occasione dell’uscita di ‘Torneranno i Prati’ , egli disse: la guerra distrugge gli uomini ma non i sentimenti. Si riferiva al fatto che la durante Grande Guerra, a differenza delle guerre che l’hanno susseguita, c’erano dei valori, impliciti nella maggioranza dei casi. Valori non bellici ovviamente, ma dati dai sentimenti dei ragazzi, degli uomini che l’hanno combattuta. Gli stessi valori che ho trovato nelle parole di Oreste.

Perché non raccontare questo aspetto della guerra, visto che in questi anni del centenario, i lavori in stile documentaristico l’hanno ampiamente raccontata?

Ma un altro tassello del mosaico mi mancava, come attualizzarla e far si che i ragazzi di oggi la comprendano.

In un mondo votato alla frenesia e all’apprendimento istantaneo, ho pensato che l’unico modo per ottenere il mio proposito fosse trattare del disagio dei ragazzi, che per svariati motivi hanno difficoltà ad affrontare le problematiche che la vita gli pone davanti.

E’ nato cosi il parallelo tra due giovani vite, una passata ed una presente, incrociando le loro esistenze più volte fino a farli incontrare. In fin dei conti ogni esperienza che facciamo o abbiamo vissuto,  vivendo in noi, non è votata al presente?

Ed è questo il messaggio che ho tentato di comunicare attraverso Oreste. Ogni vita, ogni esperienza non è mai fine a se stessa, il ricordo, la memoria, sono degli strumenti preziosi, che ci permettono di evolverci e migliorare, per noi, ma anche per la collettività.

Attraverso questi insegnamenti abbiamo la possibilità di rendere il nostro piccolo mondo un posto migliore, non ripetendo gli errori del passato.

Fabio Salvaterra