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BEATRICE

Il coraggio di vivere

Beatrice è una ragazza di diciannove anni che vive nel paese di Pegognaga in provincia di Mantova. Ha appena concluso gli studi magistrali e nell’attesa di programmare il suo futuro universitario, si appresta a godersi l’estate dopo un anno di studio.

E’ una ragazza solare, sensibile ma forte, nonostante abbia perso la madre per un cancro quando era ancora piccola,  un avvenimento questo, che l’ha segnata e l’ha fatta crescere precocemente.  Beatrice vive con il Padre che ama profondamente, un uomo dolce e premuroso che l’ha cresciuta senza mai farle mancare l’amore negato dal destino.

Presto la vita la porta ad affrontare un altra prova, il padre si ammala di Alzheimer, una malattia che distrugge l’indipendenza e i ricordi; questo evento è un duro colpo per Beatrice che si vede costretta ad abbandonare i suoi sogni e accantonare il suo destino. Non può immaginare che la persona più importante della sua vita, quella stessa persona che l’ha cresciuta e protetta fino a quel giorno, presto la vedrà come una sconosciuta.

Poi, una volta passato l’effetto adrenalinico dell’ira, arriva la più spaventosa delle sensazioni: il vuoto.

Terrorizzata, Beatrice si sente imprigionata in un limbo, a metà tra futuro e passato, in una dimensione che tuttavia non è il presente. E’ come imprigionata nelle sabbie mobili, tra impotenza e frustrazione, ad ogni movimento affonda sempre più, per poi ritrovarsi con la sensazione peggiore: il vuoto.

Questo immobilismo viene spezzato dagli scritti ritrovati di Oreste che creano in lei una situazione di svolta, sono lo strumento che permette l’abbandono di quello stato negativo e che la libera verso la consapevolezza, poi l’accettazione, non passiva, ma propositiva. Il coraggio mostrato dal prozio è per lei un inno alla vita, a ciò che rappresenta vivere pur sapendo che il destino, in guerra, quasi certamente riserva un epilogo infausto. I valori di Oreste – la pace, l’amore, il rispetto, la famiglia, l’amicizia, il sacrificio, il dovere… tutti ben identificabili nel carteggio – rivivono in Beatrice. La ragazza comprende che anche la paura è un sentimento sano, se si impara a guardarla, e che anche di fronte al peggio il futuro è un diritto e ancor più lo è il presente.

Beatrice affrontando la propria disperazione parla ai ragazzi ed alle ragazze oggi troppo spesso fragili e soli, “come pesciolini senz’acqua”, per usare le parole di Oreste Nosari, soldati della vita, senza sapere che la vita non è una guerra, anche se a volte lo sembra.